Tatacienzo e Frachisciasse

 

Oggi dire “ ‘U concertine e Tatacienze e Frachisciasse “ equivale con una punta di ironia, dire musica da strapazzo.

Ma è una convinzione non del tutto esatta !!!

Questi cultori dell’arte si presentavano ai cavesi degli anni quaranta, uno “Tatacienzo”, bassino, un mezzo nanerottolo un po’ bleso, gambe a sghimbescio, dotato nella sua parlata di un humor tutto personale, sempre pronto alla battuta spassosa; l’altro “Frachisciasse”, alto, magro, serio, un po’ vittima del meno presente compagno, quasi compassato e di un sussiego inspiegabile.

L’uno sonava il mandolino, l’altro la chitarra.

Sempre, in eterno disaccordo fra loro si volevano un bene dell’anima, legati in fondo da una solidarietà addirittura morbosa.

Benvoluti da tutte le classi povere di Cava erano chiamati in tutte le occasioni liete del popolino, per cresime, battesimi, matrimoni, ritorni di sposi da viaggi di nozze. E specie per queste ultime occasioni lo spirito sottile e paesano del nostro Tatacienzo, fra la gente semplice, fureggiava.

Li vedevate, specie la domenica, spostarsi da un posto all’altro, da un villaggio all’altro come un articolo “ il “ con la caratteristica che Frachisciasse avanzava facile, Tatacienzo arrancava e “ ‘mbrusuniava “ appresso.

Nel mese di dicembre di ogni anno veniva il periodo di maggiore attività dei nostri eroi:

la novena dell’Immacolata prima,quella di Natale poi. Si, perché i benvoluti musicanti nostrani erano riusciti a convincere il pubblico dei loro afecionados che “zampogna” e “ciaramella” potevano più degnamente essere sostituite da chitarra e mandolino.

E così, in questo mese, di buon mattino, quando a partire dai Pianesi, sempre festosamente salutati da quanti, a quell’ora, si recavano al lavoro.