CICCHE DE MONECHE

 

 

Io non so pensare a “Cicche de Moneche” cioè a Francesco Della Monica senza che il mio pensiero vada di rimbalzo a due cartelli decantanti la sua eccezionale merce, cioè “Vero vischio cardellino per gli uccelli” e “Vero sapone molle per bucato”.

Il vischio lo si doveva immaginare perché non veniva esposto al pubblico evidentemente per ragioni di prudenza, mentre invece il famoso sapone molle faceva eccellente mostra di se in una mezza botte posta proprio sul davanti della bottega.

Quel che non sono mai riuscito a spiegarmi è perché questo vischio avesse il poter straordinario di impaniare specialmente (perché mai ?) i poveri cardellini, perché il cartello parlava chiaro:”cardellino” e non per altri uccelli.

Comunque una cosa era per i cultori di Diana assodata che chi voleva con sicurezza “prendere” con gli “sproccoli” i cardellini doveva usare quel vischio e non altro perché evidentemente non era atta “a besogna” per dirla con i cugini d’oltralpe.

Il negozio di Cicche de Moneche era posto nel punto centrale e frequentato di Cava, precisamente ove è ora il negozio di frutta di Cassanese quasi di fronte a via Balzico (vicolo della neve); in contrasto estetico con la gioielleria di Turino era reso oscuro e quasi misterioso da un sottoscala nella sinistra dove il nostro bottegaio teneva un tavolino con un lume a petrolio per far con maggior luce i suoi conti. In occasione di una gita venatoria ginnasiale con gli Vittorio e Luigino Accarino, Totonno Rinaldi, Nardino Mari, alla villa di Castagneto del compianto Franco (Bebè) Palmentieri, facemmo con soldarelli comuni acquisto di un bel po’ di vischio “cardellino” del nostro “Cicche”.

Il tentativo di impaniare i cardellini vi fu, ma quel che successe non vi dico: gli unici impaniati fummo noi, gli uccelli certo no !

In occasione del trasferimento del negozio di “Cicche de Moneche” in altro punto di Cava non fecero più bella mostra di sé i due cartelli imponitori del vischio e del sapone ma dopo poco scomparve del tutto proprio l’esercizio.

Ma di quei cartelli, specie di quello del vischio “cardellino” è più che mai vivo il ricordo in tanti, tantissimi cavesi.