IL VUOTO

 

Girare per mesi, per anni,

sulle rotaie balenanti

d’una passione bruciante;

sentirsi per mesi, per anni,

il cuore rinchiuso

nel rosso circuito

dei nervi elettrizzati ad alta tensione

per poi salire su un treno

maniaco di velocità;

salire su un treno

ascoltare il lamento accidioso,

le strida della distanza

che viene a gettarsi supina

sotto le ruote volanti…

e infine sentirsi affogare

nell’asfissia, nel vuoto

dell’essere giusti.

Le tue mani sul pianoforte

 

Ho visto le tue mani sul pianoforte

le tue pallide mani inseguire

sulla tastiera fremente

le note d’un ritmo assai lento.

Ho visto il tuo viso,

il tuo immobile viso di sfinge,

nelle penombre convulse

dei ceri battuti dal vento.

Ho udito, oh no, non l’ho udite:

l’ho viste le note passare

sugli alberi folti del parco,

cadere sul prato lucente,

rialzarsi e volare di là dal giardino,

di là dai miei sensi,

verso il bruciante Infinito.

Pioggia di Novembre

 

Piove. La senti, mia cara,

la pioggia cadere

eguale, insistente,

sulle grondaie

- truttù-truttuttù - ?

La senti, a tratti più fitta,

a tratti più lenta,

scrosciare su vetri

e sferzare,

laggiù nella strada

l’asfalto lucente ?

La senti precipitare

improvvisa

- truuù  –

su quel povero ombrello

stillante

che vola attraverso la strada

com’ala protesa

d’un pipistrello gigante?

La senti filtrare

nell’anima

tra fibra e fibra

fredda e sottile

così come sgocciola e penetra

nella catasta di legna

laggiù nel cortile ?

Ma tu dove sei,

mentre cade

dall’aria caliginosa,

ininterrotta ed eterna,

la pioggia accidiosa ?

Tu non rispondi.

È Novembre.

Hai Novembre nel cuore.

Quel tuo mutevole cuore

dove ho veduto cadere

con disincantato stupore

come sul povero ombrello

- truuù  –

e come sulle grondaie

- truttù-truttuttù –

lo scroscio di questa pioggia

che non finisce –la senti ?-

che non finisce mai più.