MESE MARIANO

(POSTUMA)

Invasioni di verdi farfalle

sui rami e sul suolo.

A centinaia, a migliaia, a milioni.

Folla impetuosa

di  steli accesi di fiamme multicolori.

Un vasto incendio di petali;

un’invisibile nebbia di aromi.

Terrazze stracolme,

glicini a grappoli e margherite a corimbi.

                                       

Canzoni, canzoni, canzoni

E stelle  - e brividi – e stelle

qui nel villaggio perduto

tra i fiori, la luce e l’azzurro.

 Mese Mariano.

Qui nel villaggio, ogni sera

le belle fanciulle

che vanno in Chiesa odorosa d'incensi

e portano fasci di rose.

Camminano languide ed hanno

le iridi nere e turchine

più grandi e profonde… così.

Povere bimbe; di vede

che maggio le ha tutte prostrate e stordite

che han piena di mille inquietudini strane

                                             la loro innocenza.



Chissà la notte che sogni !...

Che sogni… coi visi affondati

nei molli guanciali.

 

E tu ? Ma tu non capisci cos’è primavera.

Tu stai nella grigia città

ch’ è tutta pietra e rumore

dove le anguste terrazze

ed i balconi simmetrici

sono assenti di sole

pei loro fiori malati.

Tu credi – povera illusa –

che la poesia della vita sia un abito nuovo,

un nuovo passo di tango,

una civetteria e un capriccio,

o il complimento banale

di cui ti macchia, per via,

un impomatato idiota.

E non puoi aver nel sorriso,

no, non puoi avere

la luce che brilla fra i denti

di queste fanciulle

che vanno a frotta la sera

languide e belle

portando fasci di rose


qui nel villaggio perduto

tra i fiori, le stelle e l’azzurro.

 

Petali, piogge di petali

giù dai balconi notturni.

Petali bianchi, vermigli, violetti.

Profumi, profumi che avvampano sotto la luna

E ubriacano e fanno cadere in ginocchio.

E voci e voci lontane sepolte nel buio

che vengono insieme con l’alito caldo dei sogni

qui nel villaggio che dorme.

 

Petali. Pioggia di petali giù dai balconi notturni

Giù dai balconi stracarichi e festonati di luna.

Corolle di neve, di fuoco, di cielo, che s’aprono.

Profumi, profumi che avvampano

e ubriacano e fanno cadere in ginocchio.

Grandine fitta di stelle sui prati d’argento

e voci e voci lontane, sepolte nel buio

qui nel villaggio che dorme.