LA VITA


La vita, perdinci,

diceva Pirro ieri sera –

facendo prodezze da clown

per imbrigliare alla meglio

l’autonomia delle gambe

e commettendo un’inutile strage

di zolfanelli

per dar fuoco alla pipa –

la vita, perdinci,

è la cosa più bella del mondo.

E chissà poi che cuccagna

se non ci fosser le mogli,

i paracarri, le guardie

e… - qui il filosofo Pirro

si sente mancare la terra

di sotto le piante –

… e certe immense canaglie

che, quando mangiano arance,

gettan per terra le bucce

apposta per far scivolare,

vigliacchi, carogne, impuniti,

il povero cristo che segue.


DISINCANTAMENTO


Vedi ? Hai deposto i gioielli,

i tanti gioielli

di cui a piene mani

il mio sogno tenace

t’aveva cosparso i capelli.

Vedi ? Hai lasciato cadere

dalle tue spalle

l’azzurro manto di fata

trapunto di stelle.

E t’ha ripresa la folla.

La folla, quel fiume di pece

dove tu un giorno affiorasti

come una macchia di luce

e dove sei tramontata

e ti sei spenta

come una stella cadente.


VIAGGIO

(POSTUMA)


Sei tu l’uccisore dei sogni

perché le terre distanti

sotto le ruote volanti

distendi supine.

Oh com’è triste, o fuggente

congegno di ferro, portare

il piede là dove restare

il cuore soltanto doveva !

Oh com’è triste sapere

che tutto ha un confine,

sentirsi vicine

le cose bramate da lungi !

Tu, buon per te, all’Orizzonte

che sempre arretra ti avventi,

aneli a ghermirlo e non senti

le ruote che cantan: mai…mai…

È molto triste… ma noi…

Noi sempre si giunge

e sempre ci punge

il gelo di ciò che tocchiamo.

Adesso mi rendi a a un lontano

mio Amore… Che malinconia…

per nuocere all’anima mia

percorrere tanta rotaia !...