L’ATTESA


M’assale sovente una strana,

assurda follia:

fermare per via il Piacere,

non quando m’è presso

ma quando a incontrarmi si muove.

Fermarlo per non profanare

la pia voluttà dell’Attesa.

Se spesso, bambina,

da lungi tu vedi

che il passo rallento,

tu pensa ch’io cerco

distendere il tempo fra noi.

Distendere il tempo

perchè quando accanto mi passi

io più non ti vedo:

la vista sì annebbia, si spegne:

la gioia d’averti incontrata

dilegua.


QUANDO TU...


Quando tu parli,

- se non mi sorveglio – mi avviene

di non ascoltare quel che tu dici,

 bensì la musica,

solo la musica calda

della tua voce

ove mi piace cullarmi,

distrattamente con ozio.

Quando tu ridi e il tuo riso

scintilla col balenio bruciante

nella purissima chiostra dei denti,

allora – se mi risveglio _

compongo la faccia

nell’espressione confusa

di chi non s’aspetta il prodigio.

Quando tu guardi e quegli occhi

tuoi grigi, un po’ freddi,

rimangono immoti nei miei,

allora – se non mi sorveglio – mi pare

che il cuore si assidera.


PERCHÈ DI NOTTE IL SILENZIO...


 Perchè di notte il silenzio

fa tanto rumore ?

Perchè brontola e sibila

nel cavo dei timpani,

con rotolare continuo di macine,

con fischi di pazze sirene sperdute

in una paurosa bonaccia oceanica ?

Che vuole, che vuole il silenzio

con le infinite,

onnipresenti sue gole aggressive ?

È l’eco che il giorno à disperso nell’etere

e che ora ripiomba a cascate

dagli antri del cielo,

oppure è la vita che ancora continua

per forza d’inerzia

nel rumoroso circuito

delle mie vene ?