MERIGGIO


Il sole che brucia

nel rosso Zenith diffonde

nell’Infinito una nube

di folle splendore

che assorbe i contorni alle cose

vicine e cancella

le cose lontane.

Rutila il curvo Orizzonte

di un folto pulviscolo d’oro.  

Io sento nel cuore

Tremarmi il dubbio che un mare

di luce abbia il mondo sommerso

sotto un mortale silenzio.

Già ebbre di vampa,

friniscono chissà da dove

le accidiose cicale,

ma il loro canto non rompe

la tregua alla vita.

Mi sembra che tutto,

percosso dai raggi infuriati,

sollevi ronzìo.


L’ATTESA


Dicesti: Stasera… Ma quando

verrà questa sera ?

Mio Dio com’è lenta

la danza delle ore !

Ogni ora ha sessanta minuti…

Ogni minuto sessanta secondi…

Dunque mi tocca aspettare

che passino tutti, strisciando

l’un sopra l’altro, a fatica,

questi vischiosi minuti,

questi secondi perpetui ?

Oh no, non sbagliasti, Platone,

saggissimo beota:

il Tempo sta fermo sul serio

stasera…

Ma è poi sempre vero

che dopo ogni giorno

capita fuori la sera ? 


L’ALTRA


Piccola amica, io non so

guardare senza sgomento

il vostro pallido viso.

Non so guardare i vostri occhi

un poco fermi, un po’ diacci

senza pensare che troppo

assomigliate ad un’altra.

Un’altra… Ma a cosa vale

dirvi di lei, potreste,

amica buona e sincera,

che avete il cuore diverso

dietro l’identico volto

- un cuor di bimba non tocco

che in ansia attende l’Amore –

potreste, s’io vi dicessi

un po’ di lei, imparare

- e che peccato sarebbe

per quest’attonito viso

di principessa gentile ! –

ad essere bella ma falsa,

ad essere bella ma vile.