CIMITERO

 

In fondo al cuore ho un cimitero dove

dormono in pace gl’Ideali miei : 

una teoria di tombe sconsacrate.

È il sepolcreto triste dei reietti

che ingombrarono il folto marciapiede

della vita e morirono di fame,

morirono di freddo, calpestati

da chi va tutto in fretta per la via

e mai non guarda dove poggia il piede.

È sceso nella sua gelida urna

oggi un altro ed ancor non s’è composto

nella pace ferale del sudario.

L’ho ucciso io stesso. Non ho tollerato

ch’altri prostrasse il mio Supremo Amore.

Con ferocia di vandalo l’ho ucciso.

E dormi in pace, dormi, o Prediletto

Fra la pallida schiera. Soavemente

ti cullerò nell’Ombra del mio cuore.


E  TU ?...

 

Io non ho scritto per te.

Ho scritto soltanto di te

che avevi rubato al mio sogno

tutte le gemme,

tutto l’azzurro,

tutte le stelle

e te n’eri vestita.

Adesso, che uscita

tu sei

dal mio cuore,

io guardo e accarezzo

il mio sogno

ch’è sempre,

ch’è ancora

l’azzurra, stellata,

mirifica fola

d’allora.

E tu ? Nulla. Più nulla.

Un’ombra sbiadita

che s’allontana

e svanisce

nella caligine scialba

di tutte le cose finite.


GLI ANNI

 

Vengono l’un dopo l’altro,

in lunga fila indiana,

scalzi, con ciere ed artigli di falchi,

come soldati sarmatici

discesi a predare.

Riempiono, alla rinfusa, alla svelta,

i loro sacchi capaci,

distribuiscono colpi di mazza alla cieca,

sfregiano il volto alle donne...

Poi, carichi, rossi di strage,

gli Anni, i mercenari del Tempo,

ritornano indietro in lunga fila indiana.

...E tutto questo in silenzio,

senza che alcuno li senta.