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PAESAGGIO  DI  CAVA

      È bella Cava, tutta cinta di verde, nella luce dell’estate, bella con i suoi giardini, con le colonne in cima fiorite dei suoi portici antichi, con le sue ville poggiate sulla corona delle colline, con i suoi villaggi sparsi, con il sole che inonda le vie pulite e dà agli occhi un barbaglio doloroso, e la frescura claustrale dei suoi archi ove lo splendore di luce si attenua e s’aprono negozio lussuosi; Cava, oasi di bellezza infinita, di vita elegante, visione e sogno di artisti innammorati, ricordo nostalgico e tormentoso di chi ne è lontano.

     Aduna e chiude nella sua conca tesori di bellezze naturali, tesori di arte e di antico, e ne fa dono con ospitalità raffinata ad ogni ritorno dell’estate al forestiero meravigliato di scoprire e cogliere tanta dovizia; così per le sue vie vien di di ascoltare di continuo le più varie pronuncie d’Italia e dei più vasti confini. Nella gran caldura essa alita il suo fresco respiro veniente dalla pineta e dai boschi, adagiata in fondo al digradare delle dolci colline e dei quattro monti cardinali nomati dai quattro Santi.

     Aiuole in fiore ovunque, giardini murati e segreti  -  vasti turibuli al cielo -  sparse ville gentilizie, viali ombrosi di platani e fioriti d’olenadri, levano i lor profumi diversi nell’aria, più forti e più tenui, profumi di mille colori. Mettono li alberi e le piante vaste macchie di verde, più cupo e più tenero, tra l’asfalto delle vie e le case dalle facciate pulite. E la Cattedrale dal colore carneo vien incontro con l’ampia scalea alla fontana dei Delfini – sinfonia di acqua – nella breve piazza circondata di portici, ove di lato si leva il novissimo Palazzo del Vescovo, E nel fondo, tra il fogliame verde delli alberi, arde di contro al cielo e ai monti il bianco sacrificio marmoreo dei Caduti d’Italia.

     Qui fiammeggiò anche la guerra e distrusse, ma la passione e la costanza dei figli squadrarono con vigore raccolto la nuova pietra, la sollevarono con animo lieve sugli omeri robusti, e sanarono ogni ferita e ruina, cancellarono ogni segno di violenza e di sangue.

     E Cava in questa apoteosi di luce, nell’anfiteatro delle sue colline, è oasi di fresco riposo, incomparabilmente raffinate e gentile; è meta di eterna bellezza che nessuno può ridire né con una né con mille parole.

 

Il Castello n° 62 del 22 Agosto 1948                                                                                                 MAL.