GENOINO D’ORTODONICO


    Ecco quanto scrive nel suo Dizionario Storico Salernitano, il prof. Gennaro De Crescenzo su questa illustre casata:

   “Famiglia antica e feudataria, ricordata tra le famiglie nobili del Reame fin dal 1334.

    Nel secolo XVII accrebbe l’avito lustro con diploma dell’Imperatore Ferdinando (Vienna 31 Maggio1632), col quale, in seguito ad importanti servizi resi da Antonio, le si riconobbe tale nobiltà e le armi gentilizie.

   Fu dichiarata componente del Sacro Palazzo Lateranense e dell’Aula Cesarea ed Imperial Concistoro e gli fu concesso il titolo di Conte Palatino del Nobile e Sacro Romano Impero e gli si permise di aggiungere allo stemma l’Aquila Imperiale.

   Nel 1632 la famiglia fu ricevuta nell’Ordine Gerosolimitano con la nomina di Luca e Cavaliere dell’Ordine stesso.

Il 26 Maggio 1731 Ignazio ebbe dall’Imperatore Carlo VI il titolo di Marchese trasmissibile e da intestasi ad un feudo, che fu quello di Ortodonico nel Cilento (1773). I titoli di Conte Palatino e di Marchese furono confermati con decreti del 1836 e del 1885.  

       Giulio, giurista ed agitatore, nato a Cava nel 1567 prese gli ordini minori ed entrò prima del 1595 nel Collegi dei Dottori di Napoli. Cercò con ogni mezzo di ottenere l’uguaglianza della nobiltà e del popolo. Fu, per nomina del duca di Ossuma, primo proeletto del Popolo dal 2 maggio al 17 luglio 1619 e dal 7 aprile al 28 maggio 1620; indi eletto dalla pizza del popolo il 28 maggio 1620. Il 29 giugno di quell’anno, per ordine del Vicerè Borgia, fu imprigionato perchè pretendeva, come eletto del popolo che questo rivendicasse i suoi diritti nell’Amministrazione del Comune, poco mancò che non fosse afforcato. Più tardi fu ispiratore di Masaniello, anzi vogliono, alcuni storici che, uomo ambizioso e di natura torbida ed arrischiata, approfittasse del malcontento e delle mormorazioni popolari originate sulla nuova gabella sulla frutta fresca –imposta dal Vicerè Duca d’Arcos- che colpiva le classi più umili, per sollevare il popolo contro il Governo spagnuolo e che si avvalesse per questo dell’opera di Masaniello, quindi avrebbe agito per mandato del Genoino, quando, nell’estate del 1647, con una dimostrazione formata, in gran parte di ragazzi, gridò per le vie di Napoli che fosse abolita la gabella.

Ma Masaniello volle poi agire da sè e, venuto in odio del popolo per i suoi eccessi e stranezze, fu dal Vicerè e dal Genoino, che si erano accordati tra di loro, tolto di mezzo.

 Il Genoino fu accusato di averlo fatto impazzire e trucidare. Respinto dagli spagnuoli e caduto in odio del popolo pensò bene di imbarcarsi (1647), a Cagliari gli fu ordinato di sbarcare a Malaga, ma morì nel mare delle Baleari prima di giungere a Porto Mahon  i primi di gennaio dell’anno seguente.

Lo Schipa l’ha riabilitato, dimostrando che fu il sosia del pescivendolo amalfitano.”

 

Tra i membri  di  questa famiglia ricordiamo:

Andrea nacque a Cava il 1799, sposò  il 24 Settembre 1826 Donna Vincenza Petra dei Duchi di Vastogirardi  nata a Napoli il 3 Giugno1804 , sorella di Raffaele Petra Marchese di Caccavone.  Gran maestro  di una vendita carbonara Cavese (1820),  armò  a  proprie  spese volontari  che servirono la causa liberale agli ordini di Guglielmo Pepe (1821). Fu sindaco di Cava nel dal 1835 al 1841. Nel 1848 insieme a Fulvio Atenolfi costituì una cassa per soccorrere gli operai disoccupati. Fu anche Consigliere dell’Intendenza di Salerno, poi Sottointendente di Taranto (1771-1858).

Diego figlio di Andrea, nacque a Cava il 28 Ottobre 1844, gemello di Francesco. Il 24 Agosto 1882 sposò a Cava Sofia Coda. Giovanissimo fu vicesindaco di Napoli (1860) nella Sezione Porto e, coadiuvato dal Delegato di P.S. Manzo represse attività borboniche. Consigliere ed assessore del Comune de La Cava fu anche primo Direttore della Banca Cavese. Morì nel 1923.

Andrea, figlio si Diego nacque a Cava  il 26 dicembre 1883; fu avvocato penalista apprezzato, assessore comunale nel 1910. Dopo la grande guerra,a cui ne prese parte rimanendo ferito, si dedicò agli studi filosofici ed insegnò in diversi licei. Nel 1923 sposà Francesca Rubinacci, morta prematuramente il  5 Marzo1936. Fu Presidente del Circolo Sociale nel 1950. Ha pubblicato diversi interessanti lavori, come:

“Napoli Calabria e Sicilia tra il ’67 ed il ’70,dal carteggio inedito di un funzionario” (Napoli 1925); “Vicende Medioevali del Mezzogiorno, da un discorso araldico del secolo XVII” (1931); “Studi e ricerche sul 1799” (1934); “La Sicilia al tempo di Francesco I (1777-1830)” (ed. 1934); “Il marchese di Caccavone aneddoti e scene napoletane dell’800” (ed. 1936); “Saggi storici sul Principato Citeriore”(ed.1936); “Soprusi ed ansie nel conflitto anglo-siciliano (1812-1813)”(ed.1937); “Passione mediterranea (1840-1848)” (ed.1942); “Vicende del libro nel Reame di Napoli” (ed.1943); “Speranze e drammi del Risorgimento” (ed.1943); “Moti comunisti nel Regno di Napoli nel 1848” (ed.1952).”

   Le opere di Andrea Genoino hanno richiamato l’attenzione di insigni storici, fra cui Benedetto Croce, che  elogiò ampiamente “La Sicilia ai tempi di Francesco I”, e del Comitato dell’Archivio Storico dell’Arhcivio di Salerno.

Il marchese prof. Andrea Genoino morì il 9 Novembre 1961, lasciando a sè superstiti i figliuoli: Diego nato a Cava l’11 Novembre 1924; Sofia nata a Cava il 12 Luglio1927; Gerardo nato a Cava 1 Novembre 1930; Gaetano nato a Cava il 16 Febbraio 1936.