DE MARINIS


 

   Questo scrive il prol. Gennaro De Crescenzo nel suo “Dizionario Storico Salernitano:

      “Questa nobile famiglia ebbe origine in Germania dal Re Facer e, venutain Italia, si fermò a Porto Venere e, donde passò a Genova (1100), dalla quale città sarebbe passata a Scanno poco distante da Sulmona, e da Scanno a Cava de’ Tirreni, con Benedetto, che fu strategoto di Saelrno, (1328).

   I discendenti di un Marino, comite amalfitano, si stabilirono in Cava ed in Nocera anche prima del Mille. Senonchè mentre costoro in Nocera furono sempre reputati nobili, in Cava non ebbero molta rinomanza prima del 1400.

   Matteo e Tancredi nel 1234 ottennero dall’Abate Cavense, in enfiteusi un terreno a Raparo.

   Pietro figlio di Nicola, trasportò i suoi penati in Nocera verso il 1260. I Marini oriundi genovesi s’ingrandirono fin dai primi tempi del dominio Aragonese, che Alfonso I favorì molto Cava, grato per avergli Aniello Ferrara, cavese, aperte le porte di Napoli, dove entrò audacemente (giugno1442) per un acquedotto e sbucò con un manipolo si soldati alla casa di una cittadella detta <<de lo Puzzo>>.

   La famiglia raggiunse l’opulenza con Renzo Pertello e Carlo, i quali favoriti da re Alfonso, furono imprenditori di grandiose opere murarie (Renzo fece l’arsenale di Napoli).

   Pertello e Carlo coi concittadini Onofrio Giordano e Coluccio Di Stasio assunsero l’impresa della costruzione di Castelnuovo, dopo aver elevato delle torri per incarico regio, per cui ottennero vari privilegi da Alfonso e in seguito da re Ferrante.

   Sergio, fratello di Pertello e di Carlo, da scriba della R. Camera passò (30 nov.1449) a credenzario generale del Fondaco del Sale di Salerno. A tale carica si aggiunsero quelle di credenziario del Fondaco del Sale in Castellammare di Stabia di Maestro d’Atti presso il reggente di Abruzzo e di registratore delle lettere regi ed esecutoriali (31 dic. 1455). Regio Familiare.

   Agamennone, figlio del precedente, vestì l’abito ecclesiastico, godè privilegio di R. Familiare, successe al successe al padre nella carica di registratore delle esecutoriali, e per intercessione della regina d’Ungheria ebbe da Ferrante I il priorato di S. Angelo in Grotta, carica che nel 1485 dovè rilasciare al cardinale d’Aragona, vicario del R. Abbate commendatario della SS. Trinità della Cava.

   Centolanza, figlio di Portello, dottore in legge ed eletto nel 1480 Presidente dell R. Camera e verso il 1463 consigliere del consiglio Collaterale.

   Salvatore, comperò nel 1700 il feudo di Ricigliano. Da lui nacquero Francesco Maria, secondo barone di Ricigliano e la famiglia si estese fino al settimo barone, di nome Alfonso. Questo ramo di Cava strinse parentadi con le famiglie Abignente, D’Abbundo, Ammone, Armenante, Barone, Del Balzo, Gagliardi, Formosa, Loffredo, Landi, Manzo, Orilia, Potenza, De Simone, Stendardo. Nella cappella eretta in Cava è ricordata in un’epigrafe l’origine della famiglia dai Marini di Genova. Sull’epigrafe è lo stemma gentilizio con lo scudo d’argento alla fascia di rosso, sormontato da mezzo leone armato e guardante tre stelle, disposte 1-2 nell’angolo superiore destro e con una sirena uscente dalle acque nel basso. 


La famiglia di Cava de’ Tirreni  De Marinis dei baroni Stendardo di Ricigliano, ha dato tra gli altri:

   -Alberto nato nel 1868. Allievo del Collegio Militare della Nunziatella, passò poi all’Accademia Militare ed alla Scuola d’ applicazione d’Artiglieria e Genio a Trino, donde uscì col grado di Tenente.

Percorse i primi anni di carriera in tale Arma e successivamente fu nominato ufficiale di Stato Maggiore. Fu insegnante alla Scuola Militare di Modena, incaricato di importanti missioni all’estero, e per tre anni addetto militare nella capitale della Svizzera, del Belgio e dell’Olanda. Prese parte quale capo di Stato Maggiore a tutta la Campagna della prima guerra mondiale: fu ferito e meritò tre medaglie d’argento al valore militare e la Croce di Savoia. Dopo l’armistizio comandò in Albania la Brigata Tanaro. Nel biennio 1920-1923 rappresentò l’Italia nella Commissione interalleata per la Slesia. Pubblicista e conferenziere, trattò molte questioni politico-militari. Ministro di Stato e dal 1923 Senatore del Regno; poi membro della delegazione italiana presso la Società delle Nazione. Dal 1932 fu direttore della rivista “Echi e Commenti”.

   -Enrico, Fratello del precedente, nato nel 1863.

 Insigne sociolog,giornalista ed uomo politico. Addottoratosi in giurisprudenza nell’Università di Napoli, studiò profondamente diversi filosofi  positivisti moderni, come Darwin, Haekel, Harbert, Comte, Kant, Hegel, Spencer, Marx, Ardigò ecc. e frequentò le lezioni dei filosofi positivisti napoletani. Giovanetto, diede alle stampe un volume di versi molto lodato da Antonio Tari, professore di estetica all’Università di Napoli.

Nel 1893 il ministro Ferdinando Martini lo nominò professore pareggiato di filosofia del diritto nell’Università di Napoli, dove tenne una prolusione applauditissima su “La filosofia positiva e le scienze sociali”;  nel 1905 fondò con Scipione Borghese la rivista “Lo spettatore”; nel 1898, avendo il  ministro G. Baccelli istituito in Italia la prima cattedra di sociologia, gli affidò l’insegnamento di tale materia. Nel salire quella cattedra tenne la prolusione su:  “P. Stanislao Mancini e il nuovo indirizzo delle scienze giuridiche”. Seguirono: “M. Pagano e le nuove scienze sociali”, “L’influenza della Cina sull’avvenire della civiltà”, “La nuova Zelanda”.  Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: ”Saggio critico sulla causa criminosa”, edito a ventidue anni quando era ancora studente universitario; “Lo Stato secondo la mente di S. Tommaso, di Dante e di Macchiavelli”; “Macchiavelli e l’Italia”.  La sua opera più importante è “ Il sistema di Sociologia” (1905) che fu tradotta in francese ed in tedesco, per la quale ottenne la nomina a membro dell’Accademia di sociologia di Parigi e dell’Accademia di sociologia di Berlino. Più tardi raccolse in un volume dal titolo “La decadenza dell’Europa” diversi articoli pubblicati in vari giornali e, durante la guerra del 1915-18 pubblicò il volumetto “ Il diritto dell’Italia all’intervento nella guerra contro gli Imperi Centrali”, che ebbe larga diffusione. Iniziò una” Storia della guerra europea”, che non potè portare a termine per morte.

   Fu deputato al Parlamento dal 1895 per molte legislature e Ministro della P.I. (dal dicembre 1905 al febbraio 1906), nel secondo ministero Fortis. Fu anche pubblicista e giornalista. Collaborò alla “Rivista di Sociologia, alla “Rivista d’Italia, alla “Nuova Antologia”, alla “Critica Sociale” e fu corrispondente da Roma della  “Gazzetta del Popolo”  di  Torino,  del   “Resto del Carlino”   di   Bologna,  del  “Roma”  di Napoli.         In quest’ultimo giornale pubblicò notevoli articoli di politica estera e coloniale, specialmente nel periodo della guerra mondiale. Oratore smagliante e seducente. In politica dapprima fu socialista battagliero, poi modificò alquanto le sue idee, ma restò sempre democratico. Morì a Napoli il 23 maggio 1919. Napoli gli intitolò una strada e gli eresse un busto nella villa comunale. Salerno gli ha elevato un monumento nei giardini pubblici (1951), opera di Gaetano Chiaromonte”.

 Cava gli ha intitolato una piazza ed una via e sono stati posti nel Palazzo Comunale un ritratto ed un busto bronzeo.  (per maggiori informazioni:Luigi Iaricci - "Errico De Marinis" (1919) Scarica PDF)