CAFARO



   Questa famiglia vanta due rami, uno in Cava de’ Tirreni , il principale, ed altro in Campagna.

   Risiedette in una località della frazione San Pietro denominata appunto “Li Cafari”, come tuttora, ma fu suo anche un importante nucleo di terreno e di case:”Li Cafarielli”, del quale oggi non si ha più traccia nel territorio cavese.

   “Rapporto a’ casamenti, sappiamo solo per tradizione, che accosto la vecchia Chiesa vi era paesetto nominato Li Cafarielli, ma ora niun vestigio vi si osserva; peraltro ne’ scavamenti fatti in quel luogo, si sono ritrovati non solo de’ sepolcri formati di grossi mattoni cifrati intelligibilmente, con detro ossa residuali d’uomini, ma anche delle monete, fra le altre una di argento della valuta di carlini due, che da un lato, aveva l’immagine di Nerone con l’iscrizione: NeroCaesar Augustus, e dall’altro Giove massimo con l’iscrizione: Juppiter Custos, questa moneta fu da me rinvenuta nel sito suddetto, come abitante del summentovato villagio, e da tali monete, e sepolcri ritrovati, si congettura, tantoppiù, che ne’ mattoni cifrati vi dominavano le lettere Q.M., che si possono rapportare come sepolcri esistentiin poderi di Quinto Cecilio Metello, di cui se ne è parlato nel capo quarto”. (Da Casaburi: Città di Marcina).

   Il villaggio di cui si parla nel passo or ora riportato e la chiesa, sono quelli, rispettivamente, di S. Anna e la Chiesa dedicata a S. Maria Maddalena. Quest’ultima, come rileva il Casaburi dell’Archivio Cavese, fu edificata nel 1352 appunto da un Cafaro: Aecclesia Sanctae Mariae Magdalenae de Castro sancti Adjutoris, quae dicitur loco LI CAFARI anno VI, indictionis 1352 dicitur de novo constructa per praesbiterum Simonem Cafaro de sancto Adjutore, pro qua, heredes ejus solvebant in Camera Domini Abatis Caven censum cerae libra V, in festo sanctae Mariae Magdalenae ed documentis in Registro II, Domini Maymerii Abatis Caven, ed in Registro III ejusdem.

   Altre precise notizie sulla famiglia Cafaro, i cui discendenti attuali risiedono per la maggior parte in Roma e pochi in Cava, è dato rilevare in”DE CRESCENZO: Dizionario Storico Salernitano”:

  “La famiglia dei Cafaro ebbe origine in La Cava che nel Medio Evo –allorchè Cava acquistò importanza per la numerosa popolazione disseminata nei villaggi- diede il suo nome al casale, che anche oggi si chiame «Li Cafari» . Tra i membri di essa ricordiamo:

Guarisco o Viscardo, cappellano del Re Roberto d’Angiò (1330);

Giacomo che cadde nel tafferuglio sorto in Napoli nel 1386 tra il popolo napoletano, diviso in partigiani di Roberto ed in partigiani dell’Angioino;

Girolamo, grammatico, le cui Istituzioni furono adottate in tutte le scuole d’Italia, persino dal noto erudito Antonio Magliabechi di Firenze (1633-1714) che il Mabilon definì «un museo ambulante, una biblioteca vivente»;

Costantino, avvocato de Sacro R. Consiglio.

   Da Cava i Cafaro emigrarono a Campagna e si imparentarono con i Palmentieri. Da questi discesero i Cafaro attuali, tra i quali si ricorda:

Antonio, canonico, teologo, arciprete (1830); Pignoloso, architetto ed ingegnere della Reale Corte, disseminò di torri e fortilizi la costa del Tirreno.

Dei Cafaro del ramo di Cava viventi va ricordatoil dottor Aurelio, clinico di valore che nella Capitale ha assunto posizione di grande rilievo. Un Cafaro ebbe fama di beato e la sua effige è nel Convento attiguo alla Basilica di S. M. Alfonso de’ Liguori in Pagani.